Perché questo sito esiste
Milioni di persone usano ogni giorno modelli e agenti senza avere la più pallida idea di che cosa succeda quando premono invio. Non è colpa loro: gli strumenti sono stati progettati per non richiederlo. Il risultato è che le persone sviluppano intuizioni sbagliate — che il modello ricordi, che controlli, che sappia di non sapere — e su quelle intuizioni prendono decisioni di lavoro.
Questo sito prova a colmare quel vuoto in un modo preciso: spiegare il meccanismo, non l'uso. Troverai analisi sulle logiche che vanno applicate per scrivere richieste migliori. Troverai come funziona la macchina, perché sbaglia dove sbaglia, e che cosa cambia nel tuo lavoro una volta che lo sai.
Chi scrive
Sono nato a Padova nel 1971 e ho una formazione classica. Il liceo l'ho finito in ritardo, e a diciannove anni sono entrato nella Polizia di Stato per il servizio di leva. Ci sono rimasto undici anni per scelta: nel frattempo ho preso il diploma da lavoratore e mi sono laureato in Scienze Politiche studiando la sera. Nel 2001 una settimana di servizio di ordine pubblico al G8 di Genova ha chiuso quella storia. Due mesi dopo mi sono dimesso, e l'anno seguente ho ricominciato da un master in banca e finanza.
Da oltre vent'anni lavoro nell'organizzazione e nella gestione di progetti informatici: sistemi bancari e assicurativi, software per la gestione dei patrimoni, ricerca, e da qualche anno la digitalizzazione documentale. Oggi sono in Able Tech, dove coordino il PMO e il reparto di consulenza e delivery nato attorno alla suite documentale ARXivar. Il mio mestiere non è scrivere codice: è capire che cosa serve davvero a un'organizzazione, tradurlo in requisiti, e fare in modo che ciò che viene consegnato somigli a ciò che era stato promesso.
Le certificazioni che ho — PMP, Professional Scrum Master I e DSDM — dicono su quali metodi mi sono formato: governo di progetti, stime, gestione del rischio, modi diversi di consegnare qualcosa a qualcuno. Non dicono niente sull'intelligenza artificiale, ed è precisamente il punto del paragrafo che segue.
Ce n'è però una che con questo sito c'entra più di tutte le altre messe insieme. Mi sono formato sul coaching — il modello Wave Coach, che mette insieme neuroscienze e intelligenza emotiva per lo sviluppo delle persone, dei team e delle organizzazioni — e il coaching di squadra è parte di quello che faccio, in azienda come nello sport.
Il coaching poggia su un principio che sembra ovvio finché non si prova ad applicarlo: non si sviluppa nessuno facendo le cose al posto suo. Chi allena non entra in campo, e se lo facesse toglierebbe all'altro l'unica cosa che conta davvero, cioè imparare a starci.
È la posizione esatta da cui guardo questi strumenti, ed è il motivo per cui questo posto si chiama intelligenza aumentata e non automatica. Uno strumento che decide al posto tuo non ti sviluppa: ti sostituisce, e intanto ti disabitua. Uno che ti porta più lontano lasciando a te la decisione, sì. È la stessa differenza che passa fra un allenatore e un sostituto.
Che cosa ho visto funzionare davvero nei gruppi, e che cosa ho visto fallire, l’ho scritto in una pagina a parte: Quello che ho visto funzionare nei gruppi.
Non vengo dalla ricerca sull'intelligenza artificiale e non ho una formazione tecnica in materia. Quello che porto è un mestiere limitrofo: vent'anni passati fra chi costruisce un sistema e chi dovrà usarlo, a tradurre aspettative confuse in requisiti e a misurare la distanza fra ciò che uno strumento promette e ciò che fa davvero. È esattamente il punto in cui oggi le persone si fanno male con i modelli e con gli agenti.
L'altra metà
Lo sport, praticato e insegnato, non è un contorno della mia vita: ne è la metà. Gioco a tennis a livello agonistico e continuo a farlo. Sono istruttore FITP di pickleball. Sono stato allenatore di calcio con patentino UEFA B, e responsabile della formazione del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC in Veneto.
Lo scrivo qui e non in fondo alla pagina, perché c'entra con il resto più di quanto sembri. Chi insegna uno sport sbatte ogni giorno contro la stessa cosa che dà il titolo alla prima pagina di questo sito: sai fare cose che non sai spiegare. Un rovescio corretto lo esegui senza saper dire come; insegnarlo ti obbliga a smontare in parti un gesto che nella tua testa è uno solo, e a scoprire che molte di quelle parti non le avevi mai messe a fuoco.
È esattamente il problema di chi prova a spiegare una macchina che ha imparato da sola. E vent'anni passati a insegnare gesti a persone che li eseguivano già meglio di quanto sapessero raccontarli sono, in questo mestiere, un allenamento più utile di quanto mi aspettassi.
Perché comincio adesso
Conosco i mezzi di comunicazione sociale per lavoro fin dal loro esordio, e fino a oggi non ho pubblicato niente. Ho sempre ritenuto che le mie opinioni e le mie esperienze private — come quelle di moltissimi altri — non fossero particolarmente interessanti, e che non aggiungessero nulla di utile al panorama dello scibile umano. Su questo non ho cambiato idea.
Ho cambiato idea su altro. Siamo davanti a uno spartiacque socio-culturale di proporzioni che non comprendiamo ancora del tutto, e davanti a una cosa del genere quello che serve non sono le opinioni: è che chi sta imparando qualcosa lo dica, con onestà su ciò che ha capito e su ciò che non ha capito. Sto imparando anch'io, superando i limiti della mia formazione. Quello che metto a disposizione non è competenza sull'intelligenza artificiale: sono un metodo di lavoro e un'esperienza professionale che le stanno accanto.
Questo sito è personale e lo pubblico a titolo mio. Quello che scrivo qui non rappresenta posizioni di Able Tech, e nessuno dei contenuti nasce da lavoro fatto per clienti: i casi d'uso nella sezione Per cosa uso l’AI sono ricostruzioni generiche, non storie di aziende reali.
Che cosa prometto
- Ogni affermazione tecnica ha un riferimento consultabile. Sono raccolti nella pagina Fonti, e ogni pagina di contenuto dichiara in fondo su quali si appoggia.
- Ciò che è mio giudizio è dichiarato tale. Nella stessa pagina c'è una sezione che elenca le affermazioni non documentate: numeri, proporzioni e soglie che derivano dal mio ragionamento e non da uno studio. Sono le voci segnate in rosso.
- Nessuna raccolta di dati. Il sito non usa cookie, non ha statistiche, non carica nulla da server di terzi. Non so chi sei e non voglio saperlo. I dettagli sono nella nota sulla privacy.
- Niente vendita. Non ci sono corsi, libri, abbonamenti o consulenze in fondo a queste pagine.
Che cosa non prometto
Questo è un lavoro di lettura e di messa in ordine, non di ricerca originale. Le fonti che cito le ho lette e verificate una per una, ma il merito di ciò che sostengono è di chi le ha prodotte. Dove ho semplificato, ho semplificato: le tappe del percorso Come funziona l’AI descrivono il meccanismo abbastanza fedelmente da essere utile e abbastanza grossolanamente da essere leggibile in dieci minuti.
Non prometto nemmeno che il sito resti aggiornato allo stato dell'arte. Il meccanismo di fondo cambia lentamente; i prodotti che ci stanno sopra cambiano ogni mese. Quando una pagina parla di prodotti, invecchia. La data in fondo a ogni contenuto serve a farti giudicare da solo.
Scrivimi
Se trovi un errore — un dato sbagliato, una fonte che non dice quello che sostengo, un diagramma che non torna — è la segnalazione che mi interessa di più. Le correzioni vengono pubblicate.
Scrivimi a [email protected]. Rispondo a tutto ciò che riguarda i contenuti; non rispondo a proposte commerciali.