Il problema, detto con precisione
Il problema non è «automatizzare il processo». Il processo standard, di solito, funziona già: è stato disegnato, è ripetitivo, le persone lo eseguono senza pensarci.
Il problema è che le eccezioni consumano il tempo di chi dovrebbe occuparsi d'altro. Il dieci per cento anomalo assorbe l'ottanta per cento dell'attenzione di un responsabile, e lo fa nel modo peggiore: a spizzichi, in mezzo ad altro, senza che nessuno lo veda come lavoro.
- L'anomalia si nota tardi, quando correggerla costa molto più che accorgersene.
- La ricostruzione precede la decisione: prima di decidere qualcosa bisogna passare venti minuti a capire cos'è successo, su tre sistemi diversi.
- Le eccezioni non lasciano traccia, quindi non si impara: la stessa anomalia si ripresenta e ricomincia lo stesso lavoro.
Tre punti d'innesto, non uno
La domanda utile non è «possiamo usare un agente». È: in quale punto del processo, e con quanta autonomia. I punti sono tre, e hanno profili di rischio molto diversi.
Rilevare e preparare non cambiano nulla nel mondo: producono informazione per una persona che poi decide. Eseguire cambia lo stato di un sistema, e da lì in avanti valgono le regole di qualunque automazione — con l'aggravante che il criterio di attivazione non è una regola scritta da qualcuno, ma il giudizio di un modello.
I quattro modi in cui sbaglia
Il secondo e il quarto sono quelli che si trascurano in fase di progetto e si scoprono in produzione. Il secondo perché non produce nessun segnale: un'anomalia non rilevata è indistinguibile dall'assenza di anomalie, e l'unico modo di misurarla è confrontare periodicamente con un controllo umano su un campione.
Il quarto perché è un problema di ingegneria vecchio quanto i sistemi distribuiti e non c'entra nulla con l'AI: un'azione va progettata in modo che eseguirla due volte produca lo stesso risultato di eseguirla una volta. Se questo non è vero, prima o poi succede.
Come si progetta
- Il mandato, scritto. Quali azioni può compiere, su quali sistemi, entro quali limiti quantitativi, in quali orari. Un mandato che si può leggere in dieci righe è un mandato governabile; se non si riesce a scriverlo, il problema non è ancora chiaro.
- La reversibilità prima di tutto. Si automatizza per primo ciò che si può annullare: preparare una bozza, aprire un'attività, proporre una classificazione. Per ultimo, o mai, ciò che esce verso un cliente o modifica un dato contabile.
- La soglia. Sopra quale valore, quale rilevanza o quale grado di incertezza decide una persona. E soprattutto: la soglia deve dipendere anche dalla confidenza del sistema, non solo dall'importo. Un sistema incerto su un caso piccolo va fermato quanto uno certo su un caso grande.
- La tracciabilità. Ogni azione lascia chi l'ha decisa, quando, su quale base e con quali dati. Serve a ricostruire un incidente, ma prima ancora serve a poter dire di sì a chi chiede conto — ed è la condizione che rende il resto accettabile in un'organizzazione.
- L'escalation. Che cosa succede quando il sistema non sa. La risposta giusta non è «prova comunque»: è fermarsi e passare la mano, con il contesto già preparato per chi riceve.
- L'interruttore. Come si spegne, chi può spegnerlo senza chiedere permesso, e che cosa succede al lavoro in corso. Va provato prima di andare in produzione, non durante il primo problema.
Come si collauda
Un'automazione non si collauda a campione sui casi che funzionano: si collauda in ombra. Il sistema gira accanto al processo reale per alcune settimane proponendo le azioni senza eseguirle, e si confronta ogni proposta con ciò che la persona ha effettivamente deciso.
Il collaudo in ombra ha un secondo effetto, spesso più prezioso del primo: costringe a scrivere che cosa la persona ha deciso e perché. In molte organizzazioni quell'informazione non è mai esistita, e averla vale indipendentemente da come finisce il progetto.
Quando non conviene
- Quando il processo non è stabile. Se cambia ogni due mesi, si automatizza il disordine e lo si rende più difficile da vedere.
- Quando il processo non è misurato. Senza una misura di partenza non si potrà dimostrare che è migliorato, e il progetto verrà giudicato sulle impressioni.
- Quando l'azione è irreversibile e verso l'esterno. Comunicazioni al cliente, movimenti contabili, atti con effetti. Lì il livello giusto è preparare, non eseguire — e resta giusto anche quando la tecnologia migliora.
- Quando il volume non ripaga il governo. Un'automazione va mantenuta, monitorata e collaudata di nuovo a ogni cambiamento. Sotto una certa frequenza costa più di quanto risparmia.